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In presenza di azione sismica, un significativo miglioramento
delle prestazioni dell’opera sembra potersi raggiungere
adottando paramenti esterni (“facing”) rigidi o
segmentati, ai quali connettere gli elementi di rinforzo.
Complessivamente, anche in base ad esperienze già acquisite,
la risposta all’azione sismica è molto soddisfacente, anche
se è necessario osservare che la configurazione geometrica dell’opera
(e quindi il rapporto altezza/lunghezza dei rinforzi) può essere
differente da quella usualmente adottata in condizioni di carichi
statici.
Quali sono i vantaggi di tali opere rispetto a quelle rigide
in cemento armato?
La progettazione di opere di sostegno in c.a. sottoposte a sisma
avviene, in generale, ricorrendo ad approcci pseudo-statici.
Gli stessi approcci possono essere adottati, con le opportune
modifiche ed integrazioni, per muri in terra rinforzata.
Analisi svolte in tale direzione, riferendosi a casi confrontabili
(muri in c.a. dotati di suola posteriore, per la realizzazione
di riempimenti), indicano possibili problemi di stabilità
per i muri in c.a., con eventuale necessario ricorso a fondazioni
su pali e maggiori oneri.
Riferendosi al problema degli spostamenti, non valutabili con
approcci pseudo-statici, si è già accennato alla
notevole capacità dei muri rinforzati a sopportare gli
stessi. Un caso documentato in letteratura, riferito al terremoto
di Hanshin in Giappone (1995, Magnitudo 7.2), indica uno spostamento
orizzontale differenziale massimo di soli 45 mm (su 260) tra
due muri adiacenti, uno in c.a. su pali e l’altro con
geogriglie di rinforzo.
Sempre durante tale sisma, molti muri a gravità ed in
c.a., di altezze variabili tra 3 e 5 m, anche progettati nel
rispetto delle locali norme sismiche, collassarono, a differenza
di analoghi muri in terra rinforzata.
Per concludere le chiediamo se esistono delle esperienze
documentate e di esprimere il suo parere in merito.
Esistono in letteratura alcuni esempi ben documentati del comportamento
all’azione sismica di muri in terra rinforzata. Alcuni
ne riportano la buona riposta, altri indicano possibili carenze
progettuali, con indicazioni su dove intervenire in tale sede,
soprattutto in termini di disposizione geometrica e di caratteristiche
meccaniche dei rinforzi.
Data la particolare natura delle sollecitazioni a cui le opere
sono soggette, la disposizione dei rinforzi risulta meno “standardizzata”
rispetto ai casi statici, e quindi più suscettibile di
approfondimenti ad analisi.
A tal proposito, si deve rimarcare che si dovrebbe affrontare
con maggiore forza l’aspetto normativo, tuttora estremamente
carente.
Ove le esperienze tecnico-progettuale, costruttiva e normativa
sono maggiormente sviluppate, più numerose sono le esperienze
documentate di eccellenti comportamenti delle opere in terra
rinforzata.
In Giappone, ad esempio, una particolare tecnica costruttiva
per muri rinforzati, rappresenta la principale soluzione progettuale
adottata dall’Ente Ferroviario Nazionale per rilevati
di altezza circa 5 m.
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