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Intervista all' Ing. Daniele Cazzuffi, presidente IGS

 

ing. cazzuffi  

IGS President
Dr. Ing. Daniele Cazzuffi

CESI SpA
Via Rubattino , 54
I - 20134 Milano
 

Ing. Cazzuffi, può illustrarci brevemente l'attività svolta dall'International Geosynthetics Society di cui lei è Presidente.

L' IGS (International Geosynthetics Society) celebrerà nel prossimo mese di Novembre 2003 il ventesimo anniversario di fondazione. Vent'anni vissuti alla grande, con un sempre crescente numero di addetti del settore, a tutti i livelli, dalla produzione alla distribuzione, dalla committenza alla progettazione, dallo sviluppo alla messa in opera, dalla standardizzazione normativa alla ricerca scientifica.
Basti ricordare le Conferenze Internazionali susseguitesi con cadenza quadriennale in giro per il mondo ed organizzate dall'IGS: Vienna (aprile 1986), L'Aja (giugno 1990), Singapore (settembre 1994), Atlanta (marzo 1998) e Nizza (settembre 2002).
L'IGS è rappresentata in Italia dalla Sezione AGI-IGS, costituitasi nell'ambito dell'Associazione Geotecnica Italiana (AGI).


Qual è la situazione di fatto del settore dei geosintetici in Italia?

Nonostante l'apparente trionfalismo delle mie precedenti affermazioni, molto resta ancora da fare nel settore dei geosintetici, soprattutto in Italia. Si tratta infatti di diffondere maggiormente, soprattutto nella pubblica amministrazione ed in generale in tutte le società di committenza di grandi opere pubbliche, un dignitoso livello delle conoscenze che possa consentire una adeguata progettazione ed una soddisfacente messa in opera dei geosintetici nelle costruzioni di Ingegneria Geotecnica ed Ambientale, con particolare riferimento alle grandi infrastrutture.
Non dimentichiamo infatti che una scelta sbagliata di un geosintetico può talvolta comportare una rottura, parziale o totale, della struttura in cui lo stesso viene utilizzato: ancora troppo spesso la scelta di un geosintetico in Italia non avviene sulla base di precisi criteri di progettazione , disponibili nel dettaglio a livello internazionale, ma soprattutto sulla scorta di considerazioni economiche, che talvolta privilegiano tipologie di materiali per nulla corrispondenti alla funzione che dovrebbero svolgere in opera.


Quindi ritiene ci sia bisogno di maggior formazione ed informazione?

Si tratta di intervenire sin dai corsi universitari per cominciare a diffondere le nozioni di base dell'Ingegneria dei Geosintetici, in modo da "formare" una generazione di esperti del settore, in grado di proporre poi le scelte più mirate, in termini sia tecnici che economici, per un ottimale impiego di questi materiali, e delle corrispondenti tecnologie, nelle grandi infrastrutture, la cui progettazione e realizzazione è ormai indilazionabile: dal completamento delle linee ad Alta Velocità alla manutenzione delle linee "pendolari" nel campo ferroviario e metropolitano, dalla soluzione di alcuni nodi stradali da anni in blocco perenne (si pensi alle tangenziali di Milano e di Mestre) alla creazione di nuovi assi viari (come la Pedemontana Lombarda e quella Veneta), per non parlare dei benefici che un corretto utilizzo dei geosintetici potrebbe portare anche nel settore delle opere idrauliche, come canali, bacini e corsi d'acqua, nonché costruzioni marittime e difese costiere. L' affermato impiego dei geosintetici nelle discariche controllate potrebbe costituire poi un esempio da seguire anche negli innumerevoli interventi di bonifica dei siti contaminati che sicuramente caratterizzeranno il panorama delle applicazioni nel campo dell' Ingegneria Ambientale negli anni a venire , in particolare nelle aree che, almeno sino a qualche tempo fa , erano a spiccata vocazione industriale .

Tutte soluzioni, quelle che prevedono l'impiego dei geosintetici, in perfetta armonia con l'ambiente circostante: questa armonia delle strutture con l' ambiente potrà rivelarsi la vera "chiave di volta" del successo anche nei prossimi 20 anni delle tecnologie basate sul corretto utilizzo dei geosintetici.


Per concludere, quale evoluzione ha avuto questo settore dagli anni '80 ad oggi e quali sono stati i principali cambiamenti nel modo di proporsi sul mercato da parte delle aziende di settore?

L'evoluzione dagli anni '80 ad oggi è stata sia quantitativa che qualitativa: il numero degli addetti del settore è infatti cresciuto proporzionalmente al volume del fatturato delle singole aziende, mentre la preparazione media di base è obiettivamente aumentata anche se - come accennavo in precedenza per i "non addetti" del settore - molto sarebbe da fare, in termini di formazione, anche per gli addetti del settore, troppo spesso orientati soprattutto ad obiettivi commerciali piuttosto che tecnici.
Il principale cambiamento che auspico nel modo di proporsi sul mercato da parte delle aziende del settore nasce proprio da quest'ultima considerazione: sarebbe infatti estremamente opportuno che tutte le aziende, nessuna esclusa, investissero di più in formazione per i propri tecnici ed in ricerca e sviluppo relativamente ai propri materiali ed alle proprie tecnologie.
Occorre dunque porsi degli obiettivi a medio-lungo termine, non sempre ed esclusivamente a breve termine. Lungimirante è allora l'esempio delle aziende del settore che assumono giovani laureati per cercare di proporre i propri materiali e le proprie tecnologie in nuovi settori, affini a quelli tradizionali, e per migliorare la propria presenza in un mercato internazionale, sempre più competitivo, ma anche sempre più "globale".

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