Piazza
dell'Unità d'Italia
Il dipinto di Piazza dell'Unità è un'opera d'invenzione
simbolicamente espressa attraverso un'icona che si ispira alla
presenza storica di Trieste e alla sua vocazione economica come
porta verso l'Oriente.
Il disegno rappresenta l'Europa e Trieste ed è inserito
in una porta dall'arco orientale, dove l'Oriente è indicato
anche dal Sol levante e dalla falce di Luna, mentre le stelle
gialle in campo azzurro richiamano la bandiera dell'Europa unita.
La rappresentazione simbolica, suggerita dalla mitologia antica,
indica una figura femminile, armata di una lancia a forma di alabarda
(Trieste) in groppa ad un toro che la porta verso il mare. Essa
vuole significare la volontà della città di porsi
come protagonista nella Comunità europea.
Lo sviluppo dell'opera che è stata proposta e che si estende
oltre il rialzo del piano centrale, consta di 72 metri per 144,
pari a 10.368 metri quadrati, e sarà realizzato con colori
lavabili ad acqua, stesi in campiture a contorno nero, che verranno
eseguite con la partecipazione di quanti si vorranno improvvisare
pittori e lasciare in tal modo la propria firma sull'opera.
Date le gigantesche dimensioni del dipinto ed il coinvolgimento
di tanti operatori, si può considerare tale opera un vero
e proprio "happening" ovvero un'azione creativa particolare,
circoscritta in un tempo definito, che si compie in uno spazio
contenuto e che è destinata a durare solo il tempo necessario
alla sua esecuzione, per poi svanire, lasciando agli attori la
memoria dell'operare ed agli altri il "documento" fotografico
descrittivo dell'opera. Nel nostro caso, nell'esecuzione ognuno
lavora ad un tassello, senza vedere l'insieme della composizione,
se non nel riferimento al disegno d'insieme memorizzato e bada
solo ad eseguire il "suo" particolare riquadro; nel
proseguire del lavoro non c'è controllo d'insieme, solo
alla fine ogni "pezzo" s'inserisce nella composizione
finale ed il risultato sarà controllabile solo dall'alto
e non all'altezza d'occhio degli esecutori e poi dei fruitori.
Il tipo d'intervento per quest'opera usa il provocatorio termine
"graffito" poiché, in occasione del futuro nuovo
assetto della piazza, si può compiere un atto, che sarebbe
stato dissacrante dello spazio storico, ma che è consentito
dalla temporaneità della sua durata e che per tale motivo
avviene in modo insolito e altrimenti impensabile.
Trieste, 9 marzo 2000
Bruno Chersicla. |



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