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Ambiente urbano, atteggiamenti culturali e coperture a verde
di Paolo Abram
a cura di A.I.VE.P. Associazione Italiana Verde Pensile

coperture a verde
A sinistra: Svizzera, copertura a verde di una stalla - A destra: Svezia, copertura di abitazione (foto Paolo Abram)


Si parla sempre molto diffusamente di "effetto serra" ma spesso ci si dimentica di parlare anche del cosiddetto "effetto urbano", le cui conseguenze negative sulla qualità della nostra vita, causate anche dalla sigillazione del suolo, sono più dirette e percepibili. Cambiare il nostro atteggiamento nei confronti della gestione delle acque meteoriche in ambiente urbano, applicando contestualmente le coperture a verde come strumento di mitigazione e compensazione, può dare un significativo contributo a migliorare le cose.

L'argomento del cosiddetto "effetto serra" è sicuramente di attualità da ormai moltissimi anni anche se, dal punto di vista degli interventi e dei risultati, si ha l'impressione che concretamente si stiano facendo i classici "tre passi avanti e due indietro", e che i passi avanti debbano, eventualmente, soprattutto essere fatti dagli altri, nella convinzione che agire nel piccolo non serva a nulla e che i problemi delle modificazioni climatiche e dell'inquinamento siano una questione da "grandi numeri" risolvibili solo a grande scala e a livello di decisioni tra governi che, ogni tanto, si incontrano per questo motivo in conferenze mondiali. In realtà ognuno di noi, chi più chi meno, e "anche" direttamente responsabile, attraverso il proprio comportamento, di ciò che sta succedendo a livello globale. Cambiare il modo di concepire certi aspetti, anche piccoli, della normale nostra attività quotidiana oppure scoprire che semplicemente modificando l'atteggiamento culturale nei confronti di determinate abitudini si può contribuire non poco a cambiare le cose, o almeno a non peggiorarle, aiuterebbe molto.
Uno di questi atteggiamenti culturali che, se modificato radicalmente, potrebbe essere non poco determinante è quello che riguarda il rapporto con l'elemento acqua in città.
Non ci si riferisce in modo limitato all'acqua intesa come precipitazione atmosferica ma al ciclo completo dell'acqua in ambiente urbano, precipitazione, accumulo, deflusso, falda, evaporazione ed evapotraspirazione... in poche parole ci stiamo riferendo al grande tema della sigillazione/desigillazione dei suoli.
Su questo argomento l'atteggiamento culturale più diffuso, fino a poco tempo fa quasi l'unico potremmo dire, era il seguente: l'acqua deve essere captata e allontanata dagli insediamenti urbani nel modo più veloce possibile.
Questo modo di vedere non è/era solo proprio dei tecnici e amministratori di settore, ma anche e soprattutto della stragrande maggioranza dei cittadini, evidentemente colpiti in prima persona dai problemi legati alle sempre più frequenti inondazioni e ai relativi conseguenti disagi.

In realtà negli ultimi decenni molto, anche troppo, si è fatto in ossequio a questo concetto della "captazione e conseguente allontanamento veloce", tanto che, come può anche desumere dalla tabella indicativa che segue, si è arrivati all'effetto che gli insediamenti urbani presentano una forbice di deflusso tra periodi di magra e di morbida estremamente aperta, in confronto ad altri usi del territorio meno artificiali o antropizzati.
 

Tipo di utilizzo del suolo Deflusso in periodo di morbida Deflusso in periodo di magra
Bosco 200 l/s km² 120 l/s km²
Improduttivo 300 l/s km² 80 l/s km²
Area urbanizzata 700 l/s km² 40 l/s km²
Tabella: esempi indicativi di deflusso per periodi di magra e di morbida in funzione di diversi usi del suolo. Da notare la grande differenza di deflusso per l'area urbanizzata.
(tratto da Naturnahe Regenwasserbewirtschaftung. Eduard Hafner Edzard, Hydropress Verlag 2000. Modificato)

La conseguenza più immediata e che nelle nostre città, dopo la pioggia, rimane pochissima acqua, e questo, per la mitigazione climatica, è una condizione estremamente negativa. Naturalmente non si vuol dire che nelle città si debba "andare a mollo" per poter stare meglio, ma il ciclo dell'acqua potrebbe essere sicuramente gestito in modo più virtuoso e accorto di quanto non si sia fatto fino ad ora, mitigando i molti aspetti negativi che lo smaltimento veloce comporta, tenendo conto, oltretutto, che i concreti fatti hanno dimostrato che, senza un diverso metodo di gestione, l'allontanamento veloce e a ogni costo delle acque meteoriche si e rivelato una battaglia di difficile controllo, se non, in qualche caso, decisamente persa.
Nel giugno 2006 è apparso sul Corriere della Sera - Scienze e Tecnologia - un articolo dal titolo molto efficace: "Pesa più l'effetto urbano che l'effetto serra".
Nell'articolo si sottolinea come oltre metà della popolazione mondiale viva nelle città dove i fenomeni di riscaldamento (0,5-0,6° in un secolo a livello globale) siano in realtà molto più consistenti e percepibili. Basti pensare al fatto che in una città, a seconda delle sue dimensioni, collocazione e caratteristiche specifiche, in estate il gradiente termico tra la campagna circostante e il centro edificato può variare tra i 2-4° e i 9-10° (Bolzano-Milano per es.).
Tale situazione è causata, favorita e amplificata da diversi fattori, ma soprattutto dalla massiccia cementificazione e sigillazione e dalla mancanza di verde.
In questa situazione viene a mancare, o è carente, la re flessione mentre forte è l'accumulo di calore e il suo conseguente rilascio. Estremamente ridotti sono i processi accumulo idrico negli orizzonti del suolo e conseguentemente è ridotto il successivo assorbimento da parte della vegetazione con conseguente processo di evaporazione evapotraspirazione e mitigazione microclimatica.
In questo quadro le coperture a verde pensile forniscono un notevole contributo alla ricostituzione di superfici ecologiche che consentono di compensare efficacemente la perdita di suolo profondo, dovuta alla edificazione e alla sigillazione.
Le coperture a verde hanno una spiccata capacità di trattenere l'acqua meteorica che, attraverso la vegetazione, rientra nell'atmosfera in un ciclo naturale fornendo gran parte delle funzioni e prestazioni ambientali tipiche di una superficie a verde, naturale o paranaturale a terra.
Dal punto di vista della regimazione idrica e della ricostituzione, almeno parziale, di un ciclo naturale dell'acqua, le coperture a verde riescono a trattenere, rilasciando in modo differito nel tempo, dal 30 al 70-80% della piovosità media annua, in funzione delle caratteristiche tecniche della stratificazione, della vegetazione e dei parametri climatici del sito considerato. Evidente è il beneficio microclimatico, ma ancora più evidente è il beneficio per le amministrazioni pubbliche nel contenimento dei costi di gestione dei sistemi di raccolta, laminazione e smaltimento delle acque meteoriche. Non per nulla all'estero, in migliaia di comuni in diversi paesi, le coperture a verde sono considerate nei regolamenti edilizi come efficace strumento di compensazione e mitigazione ambientale e sono soggette a prescrizione diffusa ed incentivazione, sia diretta che indiretta.
Se la capacità di regimazione idrica è una funzione ben nota, sicuramente significativa e ormai ampiamente verificata, anche a livello di ricerca e sperimentazione scientifica, non dobbiamo dimenticare che le coperture a verde sono in grado di fornire anche altre utili prestazioni:
· abbattimento delle polveri
· mitigazione dell'inquinamento sonoro
· assorbimento di onde elettromagnetiche
· migliore funzionamento dei sistemi fotovoltaici (montati su copertura a verde)
· maggior durata degli elementi di tenuta (impermeabilizzazione)
· contributo al risparmio energetico nella gestione del benessere ambientale dell'involucro edilizio, soprattutto nei processi di climatizzazione estiva.

coperture a verde pensile
A sinistra: Verde pensile intensivo, ospedale di Bolzano
A destra: Copertura a verde pensile estensivo su capannone industriale, Linz, Austria
(foto Paolo Abram)


Tecnicamente e costruttivamente le coperture a verde si dividono in due grandi gruppi: le coperture a verde estensivo e le coperture a verde intensivo (giardini pensili veri e propri).
La differenza è data solo ed esclusivamente dal livello manutentivo.

Le coperture a verde pensile estensivo rappresentano in tutto e per tutto semplicemente un modo diverso, più vantaggioso per l'ambiente e per l'involucro edilizio, di realizzare le comuni coperture.
Gli interventi di controllo e manutenzione devono essere meno di due, massimo tre all'anno. In caso contrario non si deve più parlare di copertura a verde estensiva ma di intensivo semplice o di intensivo.
La fruibilità di queste coperture generalmente (non sempre) non è prevista.

Le coperture a verde pensile intensivo, invece, sono generalmente giardini veri e propri, che richiedono sempre manutenzione, in misura maggiore o minore in funzione delle caratteristiche, climatiche, tecniche e d'uso.
La fruibilità, nella maggioranza dei casi, è ovviamente uno degli obiettivi principali.


Abbiamo inoltre posto alcune domande al dott. Abram, vicepresidente dell'A.I.VE.P., al fine di approfondire e capire meglio l'impiego del verde pensile.

Esistono delle normative tecniche di riferimento per l'esecuzione delle coperture a verde?


Dove è possibile reperire la norma UNI 11235?
La norma si può acquistare direttamente on-line nel sito dell'UNI al seguente indirizzo:
http://webstore.uni.com/unistore/public/searchproducts?language=it

Dove si possono applicare le coperture a verde?
Un giardino pensile, o copertura a verde, si può teoricamente realizzare su qualsiasi superficie che non sia in contatto diretto e naturale con il terreno. Tetti freddi, caldi o rovesci (con attenzione per questi ultimi a precise prescrizioni tecniche specifiche!). Tetti piani, coperture inclinate, terrazze, rimesse interrate o garage fuori terra. Nella pratica occorre tenere conto di diversi aspetti tecnico/costruttivi che potrebbero essere limitanti come, ad esempio, la portata del supporto. Per una copertura estensiva il carico accidentale residuo disposizione deve essere superiore ai 100-120 kg/m2 mentre per una copertura intensiva si può partire dai 200-250 .kg/m2 Per quanto riguarda l'inclinazione, un limite massimo ragionevole che non si dovrebbe superare è quello dei 45°. Gli elementi di tenuta devono, a norma, essere rigorosamente certificati antiradice.

Vi sono delle particolari indicazioni anche per l'uso della vegetazione?
Occorre evitare, possibilmente, le piante che vengono definite "pioniere", soprattutto per la grande concorrenza che sviluppano nei confronti delle altre specie. In linea generale si deve tenere conto dei parametri climatici in funzione delle piante che si intendono utilizzare e della destinazione d'uso dell'opera, tenendo conto che in copertura le condizioni microclimatiche sono spesso molto diverse da quelle che si riscontrano a terra, a parità di sito.

Gli spessori del substrato devono essere modo alti?
Purtroppo questo è un luogo comune difficile da sradicare.
Chi conosce lo sviluppo delle piante in natura sa che non serve un "grande" spessore ma uno spessore "giusto", che spesso è molto inferiore a quello richiesto o immaginato da chi non conosce la materia.
Comunque nella norma UNI 11235 sono indicati, per diverse tipologie di vegetazione, gli spessori minimi di substrato consigliati.

Si può usare la terra normale per realizzare una copertura a verde?
Il termine "terra", nel vocabolario di chi si occupa di verde pensile professionale praticamente non esiste. Nella norma UNI 11235 sono indicati i motivi per i quali è sconsigliabile ricorrere al normale terreno di coltura.

Quali tecnologie sono utilizzate nella realizzazione di verde pensile?
Oggi si applicano diverse tecnologie sicure e collaudate, certificate e garantite, soprattutto dal punto di vista della protezione antiradice, del peso, della durata dei materiali e della gestione del fabbisogno idrico della vegetazione. Il consiglio che si può dare e di affidarsi sempre a progettisti specializzati e ad aziende specializzate in grado di dare le necessarie garanzie di esperienza e professionalità e che facciano riferimento alle prescrizioni della norma UNI 11235. Come in tutti i settori emergenti e in sviluppo, la concorrenza dell'improwisazione e del "fai da te" e molta e, soprattutto in questo campo, pericolosa.


INFORMAZIONI
A.I.VE.P. Associazione Italiana Verde Pensile
Segreteria: 0471.922268
www.aivep.org


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Vedi anche:
Parola all'esperto, un'area con articoli di approfondimento sulle coperture a verde pensile
Il taccuino del direttore, una rubrica sugli sviluppi del verde pensile professionale

 

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